skip-to-content-text

L’Importanza degli Esami Diagnostici Cardiaci. Intervista al Dott. Massimo Uguccioni.

L’Importanza degli Esami Diagnostici Cardiaci. Intervista al Dott. Massimo Uguccioni. | UPMC Italy

La salute del cuore è fondamentale per il benessere e la qualità della vita. Oltre a uno stile di vita sano, gli esami diagnostici svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione e nel monitoraggio delle malattie cardiovascolari. Grazie a tecniche sempre più avanzate, è possibile individuare tempestivamente eventuali problemi e adottare le giuste misure per proteggere il cuore.

Oggi, il Dottor Massimo Uguccioni, esperto cardiologo, ci aiuterà a comprendere l’importanza degli esami diagnostici cardiaci e le principali differenze tra le tecniche più utilizzate.

Dottor Uguccioni, perché la diagnostica cardiaca è così importante?

La diagnostica cardiaca è fondamentale perché permette di monitorare la salute del cuore e individuare eventuali problemi anche in assenza di sintomi evidenti. Per i pazienti con fattori di rischio cardiovascolare, questi esami rappresentano uno strumento essenziale per prevenire complicazioni. Grazie alle diverse tecniche diagnostiche disponibili, è possibile analizzare con precisione parametri specifici e identificare anomalie, fornendo una base per interventi tempestivi e mirati. Questo approccio aiuta a prevenire l’insorgere di patologie gravi e a migliorare la qualità della vita del paziente.

Quali sono i principali esami diagnostici disponibili?

Gli esami cardiaci si distinguono in non invasivi e invasivi, ciascuno con un ruolo chiave nella diagnosi e nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Tra gli esami non invasivi più comuni ci sono l’elettrocardiogramma, l’ecocardiogramma, il monitoraggio Holter, l’eco-stress e il test da sforzo. Questi strumenti permettono di analizzare il funzionamento del cuore in modo accurato, senza la necessità di procedure invasive.

Se i risultati degli esami non invasivi non sono sufficientemente chiari, si ricorre a tecniche invasive, come la coronarografia o lo studio elettrofisiologico, utili per identificare problemi come ostruzioni coronariche o aritmie.

Infine, anche gli esami del sangue giocano un ruolo fondamentale: valori alterati di enzimi cardiaci, colesterolo, zuccheri o elettroliti come potassio e calcio possono fornire preziosi indizi su eventuali patologie cardiache.

Come si effettuano e a cosa servono l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma?

L’elettrocardiogramma (ECG) è un test rapido e non invasivo che, tramite elettrodi applicati sul torace, misura il ritmo cardiaco l’attività elettrica del cuore. Questo esame consente di rilevare anomalie nel ritmo cardiaco, come aritmie o segni di sofferenza cardiaca. Una sua variante, il test Holter, registra l’ECG continuativamente per 24-48 ore, offrendo una panoramica più completa del ritmo cardiaco durante le attività quotidiane.

L’ecocardiogramma, invece, utilizza onde sonore (ultrasuoni) per creare immagini in movimento del cuore. Questo esame consente di analizzare la struttura e la funzionalità del cuore, osservando in dettaglio le pareti, le valvole e il flusso sanguigno. È particolarmente utile per individuare malformazioni, difetti strutturali o problemi nella capacità di pompare sangue. A differenza dell’ECG, l’ecocardiogramma fornisce informazioni visive e dettagliate, con una durata del test che varia dai 30 ai 60 minuti.

Qual è la differenza tra TAC coronarica e coronarografia?

La TAC coronarica è un esame non invasivo che utilizza una tomografia computerizzata avanzata per ottenere immagini dettagliate delle arterie coronarie. Questo esame consente di individuare aneurismi, placche, stenosi e altre anomalie vascolari con rischi minimi per il paziente. Grazie alla sincronizzazione con un elettrocardiogramma, la TAC offre una scansione precisa e rapida, rendendola particolarmente utile per una prima valutazione o in assenza di sintomi gravi.

La coronarografia, invece, è un’indagine invasiva che richiede l’introduzione di un catetere in un’arteria, attraverso il quale viene iniettato un mezzo di contrasto per visualizzare il flusso sanguigno all’interno delle coronarie. Questo esame radiologico è considerato il gold standard per diagnosticare ostruzioni o restringimenti significativi delle arterie coronarie, specialmente nei casi di patologie avanzate o sintomi gravi.

In sintesi, la TAC coronarica è ideale per un’indagine preliminare e non invasiva, mentre la coronarografia è più indicata per confermare diagnosi in situazioni complesse o quando è necessario intervenire tempestivamente.

In che modo il test da sforzo differisce dall’eco da sforzo?

Entrambi gli esami sono fondamentali per rilevare problematiche cardiache che potrebbero non essere evidenti a riposo, ma si differenziano per il tipo di informazioni che forniscono.

Il test da sforzo è un esame comune, che prevede un’attività fisica progressiva, come camminare su un tapis roulant o pedalare su una cyclette, mentre vengono monitorati ritmo cardiaco e pressione sanguigna. Questo test è utile per identificare anomalie nel tracciato ECG, che potrebbero suggerire problemi di flusso sanguigno al cuore, manifestandosi con sintomi come dolore toracico o mancanza di respiro.

L’eco da sforzo, invece, aggiunge una componente ecocardiografica al test. Durante l’esercizio, vengono effettuate ecocardiografie per osservare come la struttura e la funzione del cuore rispondono allo stress fisico. Questo esame è particolarmente efficace per identificare ostruzioni nelle arterie coronarie che potrebbero non essere rilevate a riposo.

In sintesi, mentre il test da sforzo si concentra sul monitoraggio del cuore sotto stress, l’eco da sforzo fornisce una visione più completa, combinando l’analisi del flusso sanguigno con un’ecografia dettagliata della struttura cardiaca.

Scopri di più sui servizi di Cardiologia di UPMC Salvator Mundi International Hospital.