Reflusso Gastroesofageo: Intervista al Dott. Fabio Zannoni

Parliamo di reflusso gastroesofageo con il dott. Fabio Zannoni, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva
Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto comune, episodico o cronico, che si verifica quando i succhi gastrici risalgono dallo stomaco all’esofago. Questa risalita può provocare bruciore retrosternale, rigurgito acido e, in alcuni casi, sintomi extra-esofagei.
Sebbene nella maggior parte dei casi non sia una condizione grave, una valutazione accurata e un trattamento adeguato sono fondamentali per prevenire complicanze.
Ne abbiamo parlato con il dottor Fabio Zannoni, chirurgo specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso UPMC Salvator Mundi International Hospital.
Che cos’è il reflusso gastroesofageo?
L'esofago e lo stomaco sono separati da una valvola che consente il passaggio del cibo verso il basso e impedisce la risalita dei liquidi. Quando questa valvola non funziona correttamente, il contenuto gastrico può risalire e il liquido acido irritare l’esofago, causando sintomi e, nel tempo, patologie.
Quali sono i sintomi e da cosa è causato?
Oggi circa il 44% della popolazione soffre di reflusso gastroesofageo. Oltre al classico bruciore di stomaco, il disturbo può generare sintomi “atipici”: mal di gola persistente, raucedine o alterazioni della voce, per il coinvolgimento delle corde vocali, e disturbi respiratori.
La causa principale è la ridotta funzionalità della valvola, spesso associata alla presenza di un’ernia iatale. Quando l’ernia non è presente, sono alcune abitudini a favorire il reflusso: fumo, alimentazione ricca di grassi, cibi molto speziati, cioccolato e altri alimenti che indeboliscono la valvola. Anche lo stress può incidere in modo significativo.
Come viene effettuata la diagnosi?
La diagnosi si basa innanzitutto sui sintomi e viene poi confermata con esami specifici utili a identificare o escludere un'ernia iatale. Test come la pH-metria e la manometria servono a valutare la funzionalità della valvola e l’eventuale presenza di un eccesso di acido nell'esofago.
La gastroscopia è fondamentale per osservare eventuali alterazioni della mucosa esofagea.
In alcuni casi, si possono individuare lesioni più serie, come l’esofago di Barrett, considerato una condizione precancerosa.
Quali trattamenti sono disponibili?
Il trattamento parte sempre dalla correzione dello stile di vita: alimentazione più leggera, abolizione del fumo, riduzione di alcol e cibi elaborati.
Poi esistono terapie farmacologiche che lavorano in due modi: riducono la produzione di acido da parte delle cellule dello stomaco, rendendo il reflusso meno aggressivo, oppure agiscono come terapie barriera mucosa esofagea, creando una protezione meccanica. Questi due approcci possono essere combinati per ottimizzare la terapia.
Quando rivolgersi a uno specialista?
Se riconosci i sintomi descritti o sospetti di soffrire di reflusso gastroesofageo, rivolgerti a uno specialista è il primo passo per ottenere una diagnosi accurata e un percorso terapeutico personalizzato.
Prenota un appuntamento con uno specialista gastroenterologo di UPMC Salvator Mundi.